Avevo fame
e voi avete fondato un club
a scopo umanitario
e avete discusso
sulla mia fame.
Ve ne ringrazio.
Ero in prigione
e voi siete entrati
furtivamente in chiesa
a pregare
per la mia liberazione.
Ve ne ringrazio.
Ero nudo
e voi avete esaminato seriamente
le conseguenze morali della mia
nudita’.
Ve ! ne ringrazio.
Ero ammalato
e voi vi siete messi in ginocchio
a ringraziare il Signore
per avervi dato la salute.
Ve ne ringrazio.
Ero senza tetto
e voi avete predicato
le risorse dell’amore di Dio.
Ve ne ringrazio.
Sembravate tanto religiosi e tanto
vicini a Dio. Ma io ho ancora fame,
sono ancora solo, nudo, ammalato,
prigioniero e senza tetto.
(poesia del Malawi)
Cari lettori,
E’ proprio vero. La salvezza divina e’ per grazia ma si dimostra per opere. Chi è incoerente e se ne frega del prossimo durante questa vita non può illudersi di andare in paradiso soltanto perchè appartiene ad una chiesa cristiana di qualche tipo.
Matteo capitolo 25 e Luca capitolo 16 sono brani biblici che contengono insegnamenti chiari di Gesù, il Messia, (l’unico tornato dalla morte alla vita, per sempre), insegnamenti inerenti sia alla vita dopo la morte sia al giudizio che ci sarà per gli ipocriti egoisti.
San Paolo in Efesini 2 parla di salvezza per grazia, non in virtù di opere buone, ma soltanto grazie all’opera del Cristo ma aggiunge, in Efesini 2:10, il fatto che questi salvati sono ora “opera di Cristo, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate”… Prima bisogna essere poi fare. Ma l’essere dei cristiani lo si dimostra facendo.
A Diprose
Matteo 25, leggetevi questo capitolo della Bibbia, vedrete che la vera religione include delle opere per il bene del proprio prossimo.
A. Diprose
Cari lettori
Il Messia, Gesù di Nazaret, colui che anche nel Corano è considerato il solo puro, colui la cui nascita viene chiamata “OBOROD” (Grande Giorno) nel Bangladesh musulmano, e ricordata anche lì in data 25 dicembre, ha fornito degli insegnamenti preziosi intorno al rapporto fra fede e opere.
Senza sminuire il fatto che la salvezza eterna è per grazia, mediante la fede, si veda il discorso di Gesù (Aissa) stesso al rabbino suo contemporaneo di nome Nicodemo, in Giovanni 3, dobbiamo ricordarci anche che in due capitoli dei Vangeli, Matteo capitolo 25 e Luca capitolo 16, è evidente un rapporto fra fede reale ed opere evidenti. Infatti in quei capitoli si vede che la vera religione è operante. Chi crede soltanto, pur aderendo al cristianesimo, ma non manifesta la sua fede con le opere, è in grande pericolo.
Dopo la morte viene il giudizio! e non c’è scampo per chi non è a posto con Dio!!
Questo collima anche con l’insegnamento di San Paolo nella lettera agli Efesini capitolo 2, il quale insegna:
a) Che la salvezza è per grazia, mediante la fede, non è in virtù di opere (Efesini 2:9)
e
b) Che la vera fede porta ad essere ricreati in Cristo Gesù per fare delle buone opere le quali Dio stesso ha preparato, per i suoi figli adottivi, da fare.
Cordiali saluti,
Andrea Diprose
Interessante questo scritto dal Malawi, vero?!
Leggi Matteo 25 e Luca 16, scoprirai che il Messia, Gesù di Nazaret, l’unico risorto dai morti, ha parlato del rapporto fra fede e opere in questi due capitoli dei Vangeli.
Dopo la morte viene il giudizio.
La fede è più che necessaria per essere salvati. Bisogna nascere di nuovo. Gesù stesso, il Puro, lo insegna nel Vangelo secondo Giovanni ma poi son necessarie anche le opere, come dimostrazione della propria fede.
Cordiali saluti,
Andrea Diprose